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Cina vs NBA: a chi toccherà il danno più grande?

di Umberto De Santis

Leggendo in qua e là le spiegazioni sull'indignazione popolare cinese, accendendone il fuoco patriottico, nei confronti del tweet di Daryl Morey (il general manager dei Rockets, ma ormai dovrebbero saperlo tutti) è divenuto chiaro il senso di disinformazione che i media cinesi diffondono in patria.

Davvero non si riesce a capire perché, contro una legge che di fatto criminalizza e rende imprigionabile ed estradabile in Cina chiunque nell'ex colonia britannica esprima una opinione diversa dal governo locale, la rivolta dei cittadini di Hong Kong possa essere un attentato mortale a un paese di 1,3 miliardi di persone. Nemmeno un vero colpo di stato avrebbe una simile portata.

E già questo è un grave problema.

L'altro grave problema è come il governo cinese e i mass media mondiali considerino i miliardi di dollari che il mondo degli affari cinesi ha programmato di investire in sponsorizzazioni e pubblicità con la NBA sia solo un gigantesco obolo al mendicante Adam Silver e alle 30 franchigie.

Non è così, nel mondo reale degli affari i soldi portano soldi, altrimenti si chiamano tangenti.

In queste ultime ore il governo cinese sta facendo marcia indietro su tutta la linea. Se Anta, produttore di scarpe sportive che si vede in futuro allo stesso livello di Nike e Adidas in termini di fatturato, propone a Klay Thompson un accordo da 80 milioni di dollari in dieci anni per farlo diventare il suo testimonial non lo fa certo per beneficenza. Né per comprarsi la benevolenza degli americani.

Lo fa perché è parte integrante della strategia commerciale per imporsi sui consumatori come brand di scarpe sportive alla moda sia in Cina che nel resto del mondo. Se Thompson dovesse mai perdere il suo contratto, la perdita più grossa sarebbe per Anta, e nell'ordine di miliardi di dollari di vendite. Oltre alla sfiducia mondiale dei consumatori verso un brand senza appeal e schiavo dei voleri di un governo. Chi vorrà più trattare con questa azienda?

Detto che le aziende cinesi che su ordine del governo hanno annunciato di ritirare le sponsorizzazioni perderanno i guadagni che da esse si potranno trarre, ci sono altri fattori che stanno spingendo il governo cinese alla ritirata.

C'è in atto una guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti che sta già facendo tanti danni: Un suo inasprimento renderà più complesso l'approccio alle Olimpiadi invernali del 2022 vicino a Pechino, che potrebbero diventare un flop come furono le Olimpiadi boicottate a Mosca 1980 e Los Angeles 1984. E a ricacciare indietro il turismo mondiale con destinazione Cina.

L'aver calcato la mano sulla vicenda Morey ha rapidamente politicizzato una vastissima schiera mondiale di appassionati di sport che fino ad oggi neanche si immaginavano quello che sta succedendo ad Hong Kong. E che altrettanto rapidamente stanno prendendo una posizione contraria al regime comunista di Pechino. Che si rifletterà negativamente sugli acquisti del Made in Cina in giro per il mondo, e la Cina non si può permettere di perdere punti su punti di PIL.

La prova del cambio di atteggiamento del governo cinese è su Weibo, la piattaforma simil-Twitter del paese. Il boicottaggio alla NBA, che era in cima all'elenco dei 10 argomenti di tendenza sul social media, non è più in classifica. Lo scrive in queste ore il New York Times.

L'amichevole di oggi tra Lakers e Nets non è stata annullata, l'arena di Shangai era piena di fan, la replica sabato è regolarmente prevista a Shenzen.

Ed è cambiato anche l'atteggiamento del tabloid National Times. Hu Xijin, il suo giornalista più importante, rispondendo a una richiesta di commento ha scritto: "Penso che questo problema si ridurrà gradualmente. Il Global Times non spingerà per mantenerlo caldo. Spero anche che la parte americana non farà alcuna mossa per tenerlo aperto." A questo punto la Cina ha perso la partita.


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