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Femminile: Parole in libertà senza censure, vediamo che succede, I^parte

di Eduardo Lubrano

I social sono impazziti. L’eliminazione della Nazionale femminile senior da Eurobasket Women’s 2023, ha scatenato la fantasia e la voglia di giudicare di tutti, addetti ai lavori e non. Ahimè siamo quattro gatti a seguire la pallacanestro femminile e dunque, quando in due alzano la voce, il miagolio è fastidioso.

Un amico mi scrive:” Leggo da tutte le partite che la colpa dell’eliminazione sarebbe dei procuratori e dei giornalisti che proteggono le giocatrici”. Un altro aggiunge – mandandomi il link di un pezzo: ”Solita protezione della Regina”. Mettiamo tutto in ordine e proviamo a farci un ragionamento semplice e senza più la rabbia del post partita.

I procuratori? Vero, secondo me almeno, anche loro hanno responsabilità nel disastro della nostra pallacanestro femminile, perché molti di loro, hanno in testa prima di tutto il guadagno delle loro assistite e quello del loro portafoglio. In pochi pensano in primis al benessere sportivo delle ragazze per cui pur sapendo che X andrà ad Y non a giocare ma a prendere uno stipendio per due anni di assoluto rispetto, facciamo 70 su 100, preferiscono convincerla ad andare lì invece che da un’altra parte. Dove magari avrebbe preso 3 ma avrebbe giocato 25 o 30 minuti. Perché questo serve – e c’è la complicità dei club in questo – a sistemare un altro affare. A piazzare una o due ragazze in esubero o che non vanno bene da un’altra parte: tu dai una mano a me ed io la do a te. Legittimo, solidale come concetto da quando il mondo esiste e fantastico nella vita di relazioni. Ma quasi mai fatto sul bene delle giocatrici. Alcune delle quali da un anno all’altro scompaiono dai radar o finiscono in serie minori. Ed attenzione se chiedete come mai la risposta è sempre più o meno la stessa:”Carattere difficile…non si è presa con l’allenatore…il coach dello scorso anno non la vedeva proprio…”Tradotto, il nulla.

La chiudo qui con i procuratori perché c’entrano anche loro ma non sono il Problema. Sono uno dei problemi.

I giornalisti che proteggono? Non lo so. Certamente è difficile lavorare in alcune realtà dove un club è importante quanto e più forse di una società di calcio e dove quindi la squadra di basket è la principale fonte di lavoro e notizie. Perdere i favori di quella società in certi contesti può essere molto complicato, ma, ed è questo il problema, il fatto che accada perché un giornalista scriva che Y ha giocato male una certa partita è gravissimo. Se poi critica il lavoro di un allenatore possono scattare una serie di contromosse rispetto alle quali le famose “elezioni bulgare” erano un esercizio di democrazia. Ognuno è libero di parlare con chi vuole e di far entrare a casa sua chi gli pare, guai a negare questi diritti a chiunque tantomeno alle società. Ma se questo avviene come rivalsa per una parola, una frase o anche per un articolo “contro” è imbarazzante per chi si rende autore di censure di questo genere.

Che poi contro, chissà che vuol dire: alla maggior parte di presidenti, allenatori, dirigenti, giocatori e certe giocatrici, sfugge un particolare importante. Se una squadra va bene, i primi a guadagnarne in termini di soddisfazione professionale siamo noi giornalisti: ai tempi della Virtus Roma maschile, mi era molto più facile proporre un pezzo alla cronaca di Roma di Repubblica quando la squadra vinceva di quando andava male. Ed invece troppa gente è convinta che la stampa sia contenta quando tutto non va, che ci sia divertimento nello scrivere “contro”. Bisogna uscire da queste grotte nelle quali si vive e voi, presidenti, allenatori, dirigenti, giocatori e certe giocatrici provate a collaborare davvero con chi fa questo mestiere e se lo merita: vedrete cari presidenti, dirigenti, allenatori ecc.ecc. che anche per voi le cose saranno più semplici. Vincerete lo scudetto? No di certo ma un sano rapporto con la stampa ha da sempre un effetto benefico sull’ambiente.  Ed eccoci alla Regina. Cecilia Zandalasini.

Che sia una giocatrice di livello superiore a tutte anche in Europa dal punto di vista tecnico non è in discussione. E’ offensivo anche solo parlarne. Non c’è tiro, movimento, palleggio, idea che Cecilia non sappia fare con eleganza, classe, bellezza ed efficacia. Ma – ed è questo il punto -  non è una leader emotivamente parlando. E l’errore che tutti abbiamo commesso è stato quello di pensare così tanto che potesse esserlo, da convincere anche lei. Ma non lo è. Lo abbiamo, o meglio dovremmo, averlo capito da un pezzo, che la pressione delle partite veramente importanti Cecilia non può reggerla da sola. E’ una questione caratteriale ma non è un difetto o un errore, è semplicemente così. Continuare a chiederle di essere la giocatrice che ci porta oltre il guado in tutto e per tutto da sola, è un errore, un difetto.

Bisogna piuttosto affiancarle una giocatrice che da questo punto di vista sia “feroce”, che sappia leggere il momento in campo nel quale scatenare la sua classe o far lavorare altre. Ce l’abbiamo? Secondo me sì. Due almeno. Lo scrivo? Lo scrivo: Sottana e Gorini.  Diverse, due playmaker diametralmente opposte come modo di essere leader. Sono state lasciate a casa, una per motivi tecnici credo, una per motivi “politici”. Bastava una a far da guida alle altre. Avremmo vinto l’Europeo con una di queste due?

No. Ma il loro modo di essere leader non ci avrebbe fatto fare questa pessima figura.

Tutto questo detto, non vuol dire che dalla “Regina” non ci si debba aspettare molto di più della non-prestazione offerta con il Montenegro. Perché vanno bene i raddoppi, le trappole, tutti i trucchi messi in campo dalle avversarie ma Cecilia non è più una ragazzina, è una giocatrice esperta alla quale è lecito chiedere che da certi inghippi sappia saperne uscire da sola, fare un tiro in più, una penetrazione in più, una battaglia sportiva in più. Altrimenti i 33 punti con Israele, suo massimo con la maglia azzurra, sono solo aria fritta, utile per quei telecronisti che sanno parlar di basket solo con le statistiche.

Dunque la colpa è dell’allenatore, di Lino Lardo che ha fatto scelte sbagliate? E’ evidente che anche lui ha la sua porzione di responsabilità, come sempre in un fallimento del genere. Tutti hanno la loro fetta. Ma attenzione Lardo, come gli altri chiamati a far da allenatori della Nazionale senior, ha scelto nel poco che la nostra pallacanestro femminile, ha da offrire. Mai dimenticare che le nostre tesserate assommano a poco meno di 22 mila. Se per una scelta c’è un veto politico della Federazione, ed un'altra è opera dell’allenatore beh questo fa parte del lavoro. Tutti dobbiamo accettare di poter commettere degli errori assumendone le conseguenze. Bisogna avere la capacità di ridurre al minimo gli errori e questo magari si fa con la conoscenza e la padronanza totali del settore. Cose che Lino Lardo non ha ancora rispetto ad altri. Anche qui non è un difetto. E’ un fatto. Se poi alcune scelte vengono imposte dalla “politica” o dagli amici degli amici , sarebbe bene che chi le impone sapesse portarle avanti e quando si naufraga bisogna che costoro siano sulla tolda del battello assalito dalle onde. Tutti sappiamo chi sono i capi, non basta nascondersi ed additare agli altri le colpe per sfuggire alla vergogna.

Quindi le giocatrici. Detto di Zandalasini e basta parlare di lei, le altre non è che abbiano reso come la loro stagione italiana o europea poteva far pensare. Ed allora bisogna pensarci su. Ma di questo ne parliamo un’altra volta.


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