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Il Panathinakos rilancia una EuroLeague in declino tecnico e finanziario

di Umberto De Santis

La G-League a 30 squadre e l'esplosione dei salari con l'ultimo contratto multimediale della NBA riversato sui giocatori continuano a rastrellare i migliori talenti mondiali verso la calamita a stelle e strisce. L'EuroLeague ha accusato il colpo, dopo aver perso i due ultimi MVP, Vasilije Micic e Sasha Vezenkov. Ma anche la vergogna di non aver neppure raccolto le briciole dell'ultimo anno europeo di Victor Wembanyama. Oppure di aver subito la perdita di un competitor finanziariamente pesante come il CSKA Mosca a causa della guerra Russia-Ucraina.

E in questa estate il ridimensionamento di diversi importanti budget di squadre come Real Madrid, Barcelona, Olimpia Milano, Virtus Bologna non sembra, alla prova dei fatti, surrogato dal rifiorire delle due greche e dalla progressione delle due serbe. Società che sono finanziate artificialmente: Olympiacos e Panathinaikos grazie a una legge che permette loro di pagare solo il 5% di tasse, Stella Rossa e Partizan legate a doppio filo alla politica e, dopo il caso Mirotic, anche alla religione. Ma almeno, come uno Zalgiris e un Maccabi più solidi nel fare di conto, hanno il sostegno di un grande pubblico.

Sul resto del lotto, si salvi chi può: le due tedesche (Alba e Bayern) e la francese (Asvel) non si espongono finanziariamente, Baskonia e Valencia sono mercati limitati, Anadolu Efes e Fenerbahçe scontano (abilmente per il momento) la crisi turca, Monaco è una realtà che grida vendetta con i suoi appena 4.090 posti a sedere e un bacino d'utenza di 39.000 abitanti. I contratti televisivi non decollano, i flussi della pubblicità non si appoggiano alla manifestazione, la debolezza contrattuale dell'ECA è amplificata dalle differenze linguistiche, logistiche, e dalle legislazioni di ciascuno stato. Se pensiamo che di tutti questi problemi la NBA ha dovuto occuparsi solo del trasferimento dei Raptors a Tampa a causa del Covid per una stagione, l'abisso con l'America è più grande dell'Oceano Atlantico.

Ma non vogliamo buttare via il bambino con l'acqua sporca. Il Panathinaikos sta facendo sensazione con le novità di  undici giocatori e un allenatore come Ataman esperto nel gestire gruppi con eccesso di prime donne. Gli Stati Uniti ci mandano Kemba Walker e i due Hernangomez, un buon segnale per dire che forse un bel contratto in Europa può valere più della caccia disperata a un non garantito con una squadra NBA. Quella NBA che attraverso le manifestazioni proposte come il Paris Game, o in accordo con FIBA (Basketball Whitout Borders, ad esempio) ha saputo propagandare il proprio appeal in maniera soverchiante.

Come ritagliarsi uno spazio? E' sufficiente aggiungere tre partite di play-in? Occorre migliorare: la percezione del diverso modo di giocare rispetto agli USA; l'enfasi su partite che non hanno mai il risultato scontato; la narrazione anche quando non è gradita evitando di dare costantemente del cretino a chiunque osi attentare alla lesa maestà di questo o di quell'allenatore riaprendo le sale stampa anche prima delle partite. Lavorare sulla capienza di alcune arene vetuste ed elevare l'audience televisiva al di sopra del novero dei tifosi locali, gli unici che guardano le gare in trasferta della propria squadra, con alcuni mercati davvero insignificanti. E ancora una serie di colpi ad effetto come Sloukas o Juancho Hernangomez come ha fatto il Panathinaikos che, da formazione di retroguardia, si è rilanciato nel novero delle quattro possibili finaliste della stagione 2023-24.


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