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Tony Cappellari: "Berlusconi comprò l'Olimpia ma poi stracciò il contratto..."

di Enrico Campana
Tony Cappellari

(Speciale di Enrico Campana) Alzi la mano chi sapeva di questa grande pagina di storia…  Silvio Berlusconi è stato uno dei nostri, anche se per pochi giorni o poche ore quando nel maggio ’89 divenne proprietario dell’Olimpia per completare la famosa Polisportiva del Biscione. Il  cavalier Giovanni  Gabetti disse sì, ma il figlio maggiore s’impuntò, e per quel colpo di scena tipico delle sceneggiature da Dynasty,  l’affare andò a monte.
Racconta la storia del  “gran rifiuto” uno dei testimoni,  Antonio Cappellari che anni prima era stato fra i  principali protagonisti del passaggio di consegne dell’Olimpia Milano.  Quando dopo aver sponsorizzato Cantù per due stagioni, fattosi l’appetito  il patron dell’Immobiliare Gabetti  decise di acquistare il club e rilanciarlo anche in funzione di strategie di marketing per la sua azienda perché il basket in quegli anni era ritenuto un fenomeno sociologico di successo “alternativo al calcio”.
Quell’operazione fu l’inizio infatti di  una nuova era anche per la pallacanestro:  grandi colpi, grandi assi NBA (Carroll,Carr,McAdoo)  ma anche per quella gente juventina, rispettosa dello stile e della tradizione,  il sacro rispetto per i valori agonistici che le “scarpette rosse” avevano divulgato, da qui la creazione del  logo e la mascotte di “Fiero il Guerriero”.
Cappellari, arrivato all’Olimpia  di Bogoncelli e Rubini dopo un’esperienza quale allenatore,  è stato il tratto di congiunzione, come general manager, di quel passaggio epocale e può fare luce su alcuni fatti che restano attuali, anche se non li ho trovati in certi lavori di scrittura  autodefinitisi pomposamente  alla stregua di una ricostruzione sociologica  ma in realtà compendio di alcuni ritagli di stampa di ottimi giornalisti, per primi Aldo Giordani e Marco Cassani.
- Toni,  Giovanni Gabetti è stato il  protagonista di un’operazione  fondamentale per il basket, veniva da Torino, tifoso della Juventus e fedele a quel costume,   non era milanese …
“Sicuramente  quando ci ha lasciato non è stato un giorno felice, e andare al funerale  mi ha ricordato  quanto sia stato importante l’opera di Giovanni Gabetti e della sua famiglia. Sebbene abbia sofferto negli ultimi anni, è una perdita per il basket e mi dispiace che la notizia  sia stata liquidata in sole sei righe e con una breve….”
- Nel mio articolo (vedi Editoriale) sono andato a memoria,  per dare un senso all’era-Gabetti, sicuramente c’è qualcosa che non corrisponde ai fatti e puoi aiutarmi per dare a Cesare quel che è di Cesare… Iniziamo dalla cessione, quando Bogoncelli vendette nell’80  a  Gabetti.
“Sì, Gabetti comprò l'Olimpia da Bogoncelli nel 1980, come tante cose tutto nasce dalla casualità. Dan Peterson, il nostro allenatore, andava spesso in Piazza San babila a comprare l’Herald Tribune, un giorno incontrò il cavalier Gabetti che gli chiese notizie dell’Olimpia. Dan rispose che Gogoncelli era stanco e cercava un compratore. Il cavalier fissò un appuntamento il pomeriggio stesso nel suo ufficio. Arrivai, e giuro che mi tremavano le gambe.Mi mise a suo agio, e mi disse che era interessato all’acquisto. Soprattutto mi colpì una domanda: voleva sapere quanti anni ci volevano per costruire una squadra da scudetto”.
- Cosa accadde dopo quell’incontro?
“Dopo pochi giorni Gabetti incontrò Bogoncelli, rimasero chiusi da soli per 10 minuti nello studio di via Ramazzini e senza “due diligence”, senza avvocati e commercialisti si strinsero la  ed inizò l’era-Gabetti. Morbelli arrivò più tardi,  nel 1986, il  presidente in quegli anni fu l’avvocato Alessandri”
- E il gran rifiuto  9 anni dopo, nel maggio ’89,  del figlio maggiore di Giovanni Gabetti  Gianmario di vendere il basket a Berlusconi che voleva completare la Polisportiva del Biscione?
“Il cavalier Gabetti aveva già venduto  la squadra a Berlusconi , ma nel frattempo GianMario venne liquidato dall'azienda  paterna e nella  famosa liquidazione GianMario volle l'Olimpia . Giovanni Gabetti mi chiamò e io e Alessandri andammo in via Rovagni da Berlusconi che ascoltò e senza fare una piega strappò il contratto già firmato”
- E quel gesto “contundente “del focoso cavalier Gabetti nell’intervallo della gara di Cantù, per scuotere la squadra che stava subendo nella semifinale scudetto?
“Gabetti entrò nello spogliatoio a Varese si calò i pantaloni e stringendosi i " co..." disse io li ho... voi non so....... “. Eravamo sotto all'intervallo di 15 punti,  finale Olimpia + 4”
- Tu eri nello spogliatoio quando questo brusco e inaspettato intervento del patron riuscì a  cambiare le sorti della gara?
“Confermo che eravamo a Varese, e quella volta io ero là, ho visto e sentito.  Verissimo però, come hai ricordato ,che in quel momento Peterson era andato al bagno, e sentite le urla aspettò a venire fuori. Quel racconto delle parole dette da Dan al suo capitano, per ristabilire il senso dell’autorità,  tipo “Hei Mike adesso col presidente me la vedo io….” invece non lo so”.
- Nel mio articolo ho saltato invece  il capitolo post-crollo del Palazzo dello Sport per la nevicata e i tempi del tendone da circo quale casa del grande sport indoor milanese, a pensarci bene fu una decisione coraggiosa e anche pratica, come ribadisce anche Cino Marchese che si accollò l’onere del grande torneo tennistico  indoor,  in quanto veniva a mancare  teoricamente un impianto idoneo per grandi spettacoli
“Infatti è così. Dopo quella tragica nevicata che poteva essere fatale al basket, Gianmario Gabetti ricevette Divier Togni e lo aiutò a costruire il PalaTrussardi, poi venne il Forum dei Cabassi in quel di Assago”
- Come presidente ritengo  che  Gianmario abbia fatto qualcosa di superiore a quella che era la potenzialità del basket, oltre al Palasport fu vittima anche della bolla-Messaggero: è d’accordo?
“GianMario esordì come proprietario con la vittoria di Livorno. Condivido l’ idea che GianMario sia stato uno dei presidenti più illuminati della pallacanestro italiana: uno dei palmares più ricchi ( 5 scudetti,2 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Korac, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale) , ebbe due grandi idee il Mc Donald e l'Eurolega eppure è il presidente più “underrating"  (sottovalutato, nda) della pallacanestro italiana”
- Come mai dopo i Gabetti è arrivato il solo scudetto “marca Stefanel” e  un pò avventurosamente?. E perchè Milano da 15 anni ha avuto un ruolo subalterno?
“A mio parere le proprietà che sono succedute a Stefanel non avevano progettualità e spesso hanno scelto persone non all’altezza della piazza di Milano”
- Come giudichi, in prospettiva, l'ingresso di Armani? Riuscirà a ripetere l’era-Gabetti?
“Giorgio Armani ha salvato l’Olimpia dalla chiusura, bisogna essergli grati per ciò che ha fatto”
- Domanda delle 100 pistole:  basta mettere sul tavolo 45 milioni  per 3 anni, promettere “altri sacrifici se ce n’è bisogno” come si è letto  da parte del “pensatio” Armani  e anche  ristrutturare il Palalido, operazione ammirevolissima con quel che costa , per far rivivere gli anni d'oro del basket milanese?.
“Sicuramente che no,  ma con Sergio Scariolo finalmente hanno cominciato a pensare  in grande, come necessità di un club al pari dell’Olimpia”
- Se ti fosse richiesto, che consiglio daresti a lor signori?.
“Acquistare giocatori che siano  star, migliorare la comunicazione, affezionare il pubblico e non dimenticare la storia del club”
- Leggiamo sulla Rete che nell’organigramma  Dan Peterson sarebbe  stato nominato presidente, ma con Scariolo presidente-presenzialista, Proli  presidente- presenzialista, che spazio può avere?
“Peterson non sarà il presidente, ma consulente del presidente. Proli farà dunque il presidente e Scariolo, come è giusto che sia, il riferimento esterno”
- Giorgio Armani, alias Re Giorgio, col suo proverbiale carisma non dovrebbe farsi vedere più spesso in questa fase di snodo tanto sofferta e attesa da tutto lo sport italiano che chiede al basket un segno di rinnovamento epocale?
“Presente è presente, forse  Giorgio Armani  dovrebbe  riuscire a offrire anche nella pallacanestro quelle “azioni” che hanno determinato il successo mondiale della sua azienda e quello personale, rimaste invece  sotto le righe”.
 

encampana@alice.it

 


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