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Nba Finals, Flavio Tranquillo: “Aspettiamoci qualsiasi cosa e il risultato è quella meno importante”

di Paolo Corio

Se Pat Riley sa di aver collezionato 19 Nba Finals come giocatore, coach o presidente (e grazie alla profusione di curiosità statistiche dello sport americano sa anche che equivalgono al 34% delle 56 Finals disputate dal suo primo anno da rookie), Flavio Tranquillo ha perso il conto. O, meglio, non l’ha mai tenuto: “L’unico dato certo è che la prima Finale sul posto la vidi nel 1997, con la vittoria dei Chicago Bulls di Michael Jordan sugli Utah Jazz”, racconta alla vigilia della sfida tra Denver Nuggets e Miami Heat, che commenterà dagli Usa come prima voce di Sky, affiancato da Davide Pessina e da una nutrita squadra che coprirà l’evento con una programmazione speciale.

Oltre al fatto che sarà la prima volta assoluta per i Denver Nuggets, cosa può avere di diverso questa Finale rispetto alle altre?
“Mai come questa volta credo che sia il caso di aspettarsi niente, o meglio di aspettarsi qualsiasi cosa. Certo è che l’evento ormai è un sotto-brand importante di un grande brand, per cui vive di vita propria. E in questa chiave il risultato della serie è infinitamente meno importante delle cose interessanti che il suo svolgimento ci riserverà”.

Quindi saltiamo a piè pari la domanda di chi sia la favorita…
“Capisco e rispetto il compito di bookmaker e pronosticatori, ma oggettivamente non esiste una favorita. I Celtics sono passati dal tap-in di Derrick White alla caviglia girata di Jayson Tatum senza soluzione di continuità. Come se gli Dei del basket avessero voluto farci capire che il primo possesso può essere importante quanto l’ultimo e, soprattutto, che delle nostre previsioni se ne infischiano”.

Sulla base di quanto mostrato da Denver e Miami nei playoff si può però prevedere che non saranno solo le Finals di Nikola Jokic contro Jimmy Butler, ma anche e soprattutto di due realtà basate sul gioco di squadra. La tua opinione?
“Certamente ci sono dei punti di contatto tra le finaliste. Ridurre tutto al concetto di ‘giocare di squadra’ è poco, ma certo giocano ambedue di squadra. Soprattutto hanno gerarchie chiare in campo e fuori. Per certi versi, più che la loro affermazione in sé, la presenza di Denver e Miami alla Finale mi pare la consacrazione del concetto che chi ha fretta e non crea una sua cultura fatica ad arrivare in fondo, perché prima o poi le sue contraddizioni esplodono”.

Torniamo al di qua dell’Oceano: l'estate dello sport vedrà in programmazione su Sky gli Europei femminili a partire dal 15 giugno, con protagoniste le ragazze di Lino Lardo. Pensi che l’Italia riuscirà a migliorare l’8° posto del 2021?
“Non seguo abbastanza le partite della femminile per azzardare un giudizio. Mi pare comunque che la nostra Nazionale  possa e debba giocare contro i suoi limiti più che contro tutte le avversarie, alcune direi inavvicinabili, o contro i piazzamenti precedenti”.

A chiudere la stagione calda arriveranno poi i Mondiali maschili: cosa ti aspetti da questo evento?
“Questi Mondiali sono intriganti, soprattutto per il fatto che daranno a tutti la possibilità di conoscere meglio il basket filippino, che non è solo una fonte di curiosità. Credo che sarà anche un’occasione per confermare che il panorama si sta allargando, che un numero sempre maggiore di giocatori e squadre può davvero giocarsela e vincere il titolo”.

In questo panorama, quale Italia ti aspetti di vedere e commentare?
“L’Italia è una squadra atipica, che in partita secca non vorresti mai incontrare. Se riuscirà a giocare leggera, e penso che sia la sua forza, può fare molto bene, laddove con questa espressione intendo cogliere un eventuale attimo, che però dipende anche dagli accoppiamenti e dagli avversari.  Anche qui, l’invito è a godersi la manifestazione nel suo complesso, senza ossessioni per il risultato”.
 


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