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Cantieri Aperti 365 incontra Claudio Coldebella, direttore sportivo dell'Unics Kazan

di Redazione Pianetabasket.com
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Si chiude con una video-chiacchierata con il direttore sportivo dell’Unics Kazan Claudio Coldebella la settimana di Cantieri Aperti 365. Precursore delle esperienze all’estero, anche da giocatore, il dirigente ha affrontato le tematiche dell’attualità, tra la Russia, la situazione italiana e i ricordi sul parquet da giocatore.

“La Russia è stata coinvolta in ritardo di circa un mese, ma ricordo molto bene che quando viaggiamo verso Istanbul già a fine gennaio la squadra viaggiava con le mascherine, poi è stato un susseguirsi di allerte, giocammo anche il 5 marzo a porte chiuse a Montecarlo e infine il 26 marzo l’ultimo allenamento”.

Quella in Russia non è la prima esperienza all’estero di Coldebella che da giocatore provò quella in Grecia con AEK Atene e Paok Salonicco: “E’ un peccato rimanere all’interno dei propri confini perché l’Italia è vista benissimo, siamo molto stimati all’estero. Cerco sempre di spingere i colleghi a fare esperienze di questo tipo. Tutto è iniziato ne ’96 con la legge Bosman,la sfruttai andando in Grecia. Non so se sportivamente è stato davvero positiva, ma personale sicuramente si. Mi ha permesso di vivere l’esperienza da “straniero” e me lo porto dietro anche nel lavoro di adesso. Ho sempre desiderio di confrontarmi e imparare da altri mondi”.

E a proposito di mondi quello russo è davvero infinito: “E’ enorme. Se non la vivi non puoi capire. Ti rendi conto che le distanze sono completamente diverse, quando si va a giocare in Siberia dall’Enisey sembra che hai fatto il giro del mondo e invece c’è ancora mezza Russia andando oltre, certe volte è quasi più comodo giocare in coppa che in campionato. Così quando devi scegliere i giocatori devi fare in modo anche che siano consapevoli di quello che si troveranno davanti. A Kazan ho visto un’organizzazione e strutture molto belle, è la capitale dello sport in Russia perché ha usato lo sport come veicolo di promozione sociale”.

E anche il basket sta cambiando a livello di costruzione di un team: “Bisogna fare un salto di qualità, ci sono molti più infortuni, il gioco è molto più atletico e veloce, devi tenere in considerazione che bisogna avere più giocatori in una squadra. I giocatori devono sapere che ci possono essere delle partite di riposo e di entrare in una rotazione. E bisogna fare investimenti importanti di prevenzione agli infortuni e di recupero degli stessi”.  

Il suo quintetto dei sogni lo sceglie tra i giocatori con cui ha avuto l’opportunità di giocare sul parquet: “Brunamonti play, lo prendo spesso come esempio per l’agonismo che mettevamo tra di noi in allenamento, Sugar Ray Richardson un vincente, Danilovic per quella forza di trascinare la squadra dietro di sé, per i lunghi scelgo avversari come Kukoc e Radja, talenti che abbiamo davvero avuto la fortuna di avere in Italia”.

Poi nel 2006 lasciò il parquet, con un aneddoto sul suo passaggio dal campo alla panchina a Milano: “Ero da un po’ di tempo che pensavo alla seconda pagina della mia carriera ed indirizzato verso la carriera da dirigente.  Era quella la mia idea, ma ero molto curioso di capire come funzionava uno staff. Avevo ancora un anno di contratto, Djordjevic e Natali furono molto disponibili, Sasha mi disse che mi avrebbe tenuto anche come giocatore, ma se avevo voglia di affiancarlo avrebbe avuto molto piacere. A 38 anni era arrivato il momento”.

La sua ultima esperienza italiana è stata da dirigente a Varese, dove ha costruito la proprietà allargata con il consorzio: “Una delle cose che mi è piaciuta a Varese è stato quello di proseguire l’esperienza che avevo fatto già a Treviso lavorando sulla sostenibilità del club, che viene prima di tutto. Il consorzio è una formula molto valida, ti permette di creare attaccamento e non andare a caricare solo una singola persona. Era una società storica, ma anche molto moderna e il fatto che scelsero questa formula lo testimonia.

Il consorzio da solo non può fare tutto, lo vedo come un garante che dà la possibilità al club di esistere e andare avanti, ma c’è bisogno anche di imprenditori che tornino ad investire anche a livello di comunicazione. Ben venga il ritorno di grandi marchi”.

Si chiude con un aneddoto legato ad un curiosa esperienza negli USA nell’ormai lontano 1991: “In Italia si giocavano gli Europei, l’Italia era fortissima, particolarmente nel mio ruolo e io volevo migliorare in estate. Grazie a coach Messina e Mike Sylvester che faceva il vice, trovai un accordo con i Dayton Wings in WBL, una lega dove praticamente tutti erano più bassi di 2 metri, ma tutti di grande talento, magari un po’ da disciplinare. Poi sono tornato a Bologna per la stagione, ma i miei compagni quell’anno vinsero anche il titolo”

A partire da lunedì 25 maggio inizierà la “Fase 2” anche di Cantieri Aperti 365, vi invitiamo a rimanere in contatto con i nostri social su Facebook, Instagram e Youtube per scoprire tutte le novità.

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