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ESCLUSIVA PB – Intervista a Gordan Firic

di Emiliano Latino
Fonte: PIANETA BASKET
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Gordan Firic
Gordan Firic

Abbiamo incontrato Gordan Firic ex di Torino, Modena, Trieste, Jesi per una chiacchierata che spazia tra la storia degli anni ’90 e l’attuale situazione che vede coinvolto tutto il mondo degli sportivi e non solo.

- Hai iniziato la carriera nel Bosna di Sarajevo, come ti sei avvicinato alla pallacanestro e come sono stati i tuoi inizi?

In realtà è venuta prima la passione per il calcio e il ping-pong, negli anni ’70 abitavo in una piccola città, non c’era neanche la palestra.

In Jugoslavia il basket era molto seguito, mio padre era presidente di una piccola società e mi portava a vedere le partite, poi passavo i pomeriggi a tirare a canestro tanto che mia madre mi rimproverava sempre.

Il canestro erano anche i bidoni della spazzatura e il marciapiede l’area, non c'era nulla !

Durante un torneo regionale in cui segnavo anche 50 punti a partita, posarono li occhi su di me i dirigenti del Bosna e mi contattarono per andar a giocare a Sarajevo ( a 160 km da casa mia ) anche se mia mamma, che all’inizio non ci credeva, dovette ricredersi quando venne direttamente contattata da Mirza Delibašić all’epoca dirigente oltre che idolo nazionale.

A 16 anni il trasferimento a Sarajevo e a 18 anni ero in pianta stabile in prima squadra.

Durante la guerra, quando tutto si è fermato, io e la mia famiglia abbiamo sofferto tanto e ho visto cose che non potete neanche immaginare.

Durante il Marzo 1993, io e altri giocatori siamo stati contattati dalla federazione bosniaca per prospettarci la possibilità di andare a giocare in Europa e dopo un viaggio di 4 giorni pieno di pericoli siamo arrivati a Zagabria ospiti della Cibona per la preparazione alle competizioni della nostra nazionale.

Un aneddoto curioso è stato il “furto” di una scatola di scarpe Asics (…che per noi erano un sogno…) proprio dei giocatori della nazionale italiana impegnata come noi agli Europei in Germania….altri tempi!!

- Raccontaci dell’avventura a Torino…

Entrai nella cerchia della procuratrice Mira Poljo ( Interperformances Inc. ), firmai la procura e andai a giocare in Turchia; terminata l’esperienza turca, non potendo tornare in Bosnia per via della guerra, rimasi ospite nella sua casa di Bologna che all’epoca era il centro delle trattative estive di mercato.

Dopo una giornata in attesa di notizie al suo rientro a tarda notte mi comunicò che in salotto mi aspettavano delle persone che volevano conoscermi.

Erano Di Stefano, Dido Guerrieri e Carlo Caglieris che volevano vedere una mia videocassetta dell’esperienza turca, ma dopo 2 minuti Dido la volle fermare la registrazione e fu trovato l’accordo che mi portò il 1 Agosto a Torino.

Firmai con Caglieris negli uffici di Rivoli e con una Ford Escort mi portarono nell’appartamento che mi era stato assegnato in Via Servais

All’inizio fu difficile per via della lingua e i problemi di ambientamento nonostante la mia famiglia vivesse con me, le prime amichevoli furono un disastro, non riuscivo a segnare e iniziai a pensare di andar subito via.

La mia procuratrice non la prese bene e mi spronò fino a quando il 1 Settembre

( …giorno del mio compleanno….) arrivò il momento della Coppa Italia contro Roma al Pala Ruffini, segnai 39 punti e mi organizzarono una festa al ristorante e iniziò una bellissima stagione che purtroppo finì male per le note vicende della società

Quale cosa ricordi con più piacere della città di Torino?

La città mi è piaciuta fin dal primo momento, la zona del Parco Ruffini era bellissima con tanto verde, mi sono affezionato molto a Dido Guerrieri e Meo Sacchetti.

I tifosi erano splendidi e mi hanno dato tanto affetto, ecco perché li ricorderò sempre con grande piacere.

Sono tornato anni dopo quando le mie squadre incontravano la Pms è ho trovato una città ancora più bella.

- Com’è cambiato il basket da quando hai smesso di giocare?

Oggi la pallacanestro è basata molto sulla cura dei dettagli, la parte atletica, l’intensità. Quella del preparatore atletico è diventata una figura fondamentale, molto importate, forse anche di più rispetto all’allenatore.

- Oggi sei allenatore di alcune squadre del settore giovanile di Rimini, come ci sei arrivato?

Nel 2010 il mio procuratore, Luciano Capicchioni, mi propose questa opportunità e così iniziò questa avventura, non so cosa farò la prossima stagione e mi piacerebbe un giorno fare nuove esperienze.

- Qual è il messaggio che vuoi mandare agli atleti, soprattutto quelli più giovani, in questo momento in cui è tutto fermo?

Devono mantenere il corpo in movimento, anche solo con un’ora di allenamento al giorno e mi raccomando di curare l’alimentazione con tanta frutta e verdura senza toccare i dolci.

Pianeta Basket
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