NCAA - Davide Moretti festeggiato al PalaVerde di Treviso

di Redazione Pianetabasket.com
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Il primo italiano a raggiungere e disputare una finale NCAA nel March Madness Davide Moretti era a Treviso per vedere la De'Longhi in gara 2 dei playoff che valgono un posto in serie A. Festeggiamenti per il ragazzo che ha spiccato il volo proprio partendo da qui verso Texas Tech e l'avventura americana, con una progressione che ha lasciato il segno. Lunga intervista di Silvano Focarelli per La Tribuna di Treviso: «Oggi vedete un giocatore ed una persona diversa, non sono più il ragazzino che a 18 anni voleva prendere la patente, adesso vivo da solo in America, mi sento cresciuto e più responsabile».

Potevi essere campione Ncaa... «A mente fredda posso dire che è stato un percorso bellissimo, non possiamo che esserne orgogliosi, emozioni che faccio ancora fatica a descrivere. Ed è bello sapere di essere stato il primo italiano ad giocare una finale Ncaa, ne sono orgoglioso. Poi, certo, in quel momento è stato bruttissimo, anzi, l'unica cosa che ho fatto è stato piangere : a 3" dalla fine eravamo in vantaggio. Lo sport è questo, uno vince e l'altro perde».

Hai avuto una evoluzione incredibile. «In questi due anni sono cresciuto tanto, almeno un altro lo farò, certo che mi aiuterà ancor più a migliorarmi. Ma vorrei restare a Texas Tech il più possibile: fare anche il quarto anno, tentare con la Nba o tornare in Italia, chissà, con Treviso in serie A. Ora sarò l'unico giocatore a restare ma l'importante era che restasse coach Chris Beard, uno che riesce a trarre il meglio da ognuno: chiaro, avrò maggiori responsabilità, sono pronto».

Italia e Cina. «L'altro giorno ho visto il Ct Sacchetti, lui ora deve pensare ai playoff con Cremona: per me comunque una chiamata in azzurro, dopo 7 anni con le giovanili, sarebbe un onore»

Un'altra emozione è aver rivisto il Palaverde. «Mi sono commosso: a Treviso ho vissuto due anni stupendi, tornare qui mi ha fatto battere il cuore. Ma ho seguito la squadra attraverso i social, mi dispiace che la squadra accusi degli infortuni ma ha buone possibilità di arrivare in fondo. Giocare con la De'Longhi mi è servito moltissimo: appena arrivato negli Usa tutti pensarono che non fossi il solito freshman proprio perché arrivavo da una lega prof., ma all'inizio è stata dura, anche per la lingua. Dopo un paio di mesi tuttavia mi sono ambientato».

Gli studi? «Bene. Tre giorni fa ho dato l'ultimo esame del secondo anno; sono stato premiato come miglior studente-atleta».


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